martedì 3 marzo 2009

Su tutti i comodini di tutti i miei mondi c’è un coltellaccio da cucina. Sopra le vene di tutti i miei polsi di tutta la mia vita ci sono dei tagli. Ho paura di morire e ho paura di vivere. Non so vivere e non so morire. I problemi veri sono quelli delle persone che non hanno i soldi per comprare i vestiti dei gormiti ai propri figli. Tutte le cazzo di persone che non hanno i soldi per curarsi. Tutte le persone che hanno visto ucciso parenti amici fidanzati per i motivi più assurdi. Così ci ha insegnato maria de filippi e le maestre degli asili che noi tutti abbiamo frequentato. Il catechismo il mercoledì pomeriggio. Gli scout la domenica mattina. Ci siamo passati tutti. Ci sei passato anche tu.
Eppure.
Eppure non capisci.
Le gambe depilatissime di giulia sugli scogli della tua liguria. Cosa credi, a rapallo non verrò mai. Le gambe depilatissime di giulia che fotografate da sotto sono davvero magre e davvero lunghe tipo effetto ottico stra-abusato nei video di beyoncè. L’unica cosa che riesco a trovar che stona è la cellulite. Io sono 3 volte lei. Io e la mia pelle chiarissima. Giulia è stata biondo platino e stava così bene. Tu e giulia vi fate le tipiche foto che si possono fare con le digitali che hanno tolto tutta la poesia della fotografia. Non c’è una e dico una cazzo di foto in cui siate abbracciati, in cui vi stiate baciando. Non concepisco. Non concepisco eppure lei è stato l’amore della tua vita. Lei e quella prima.
Io nelle tue mail lunghissime sono la persona che in questo momento non ti va troppo di vedere. Non ho un nome. Azzurra sì. Lara sì. Carlos sì. I tuoi amici sì. Io no, io mai.
Quando eri via ho fatto tutte le mie cose sentendomi leggera. Tu appesantisci il quotidiano. Tra pochi mesi ti odierò così tanto che ti soffocherò nel sonno.
Ti scrivo è finita ma la verità è che non è mai iniziata. Io che alle spalle e sulle spalle ho solo storie tragiche complicatissime e piene di violenze di ogni sorta sogno sempre la giornata perfetta il vestito perfetto il ragazzo perfetto. Ma quando ti faccio l’elenco delle cose che deve avere mentre mangi la costata il sabato a pranzo vedo una piccola vena dei tuoi occhi che si gonfia, ti si incrina lo sguardo, l’umore, la prospettiva. Se ti tratto male mi rincorri e menti, se ti faccio sentire importante ti chiudi e ti allontani, mi rinneghi.

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